Cinema

The Light Between Oceans

OK! Si parte con questa sezione riguardante il cinema con uno degli ultimi film che ho visto e che ho apprezzato di più. No, in verità l’ho amato.

la luce sugli oceani 2

Ho scelto di vedere il film La luce sugli oceani (2015) perché il trailer mi ha fatto sperare in una storia drammatica. Se non lo sapevate già, io adoro le storie drammatiche.

In realtà all’inizio non sapevo che il film fosse stato tratto da un libro e dunque adesso non vedo l’ora di avere il romanzo tra le mie mani. Chissà se mi piacerà più della trasposizione cinematografica…

TRAMA 

Come sempre, riduco le informazioni al minimo perché io per prima non sopporto che me ne vengano date su una storia che m’incuriosisce particolarmente.

1918. ProtagoLalucesuglioceani libronista della storia è Tom Sherbourne, ex-militare tornato in Australia che decide di accettare l’impiego di guardiano del faro su un’isola lontana dal resto del mondo. Ma il suo proposito di condurre una vita solitaria crolla quando s’innamora della giovane e spensierata Isabel Graysmark. I due si sposano e si trasferiscono sull’isola, dove iniziano una vita felice.

La felicità culmina con l’attesa di un figlio.

Purtroppo Isabel subisce un aborto spontaneo e questo evento l’abbatte terribilmente. Tom fa di tutto per risollevare la moglie e una nuova gravidanza riaccende la speranza in famiglia. Ma a pochi mesi dal parto la ragazza perde anche il secondo bambino e si convince di non poter diventare madre.

Un giorno sentono un pianto provenire dall’oceano. Da lontano vedono una barchetta avvicinarsi alla riva tra le onde. Corrono alla spiaggia e sulla barca trovano il corpo di un uomo morto e una neonata. Bastano pochi contatti con la bambina per far nascere in Isabel la convinzione che il suo arrivo non sia frutto del caso. E nonostante il dovere imponga a Tom di segnalare l’accaduto e denunciare l’arrivo dei due stranieri, Isabel riesce a dissuaderlo. Una volta seppellito il cadavere, la bambina, a cui hanno posto il nome di Lucy, diventa loro figlia.

Per il battesimo della piccola la famiglia si reca sulla terraferma. Nel cimitero della chiesetta Tom vedrà una donna piangere calde lacrime inginocchiata davanti ad una lapide. La lapide commemora la morte di un uomo di nome Frank e di una bambina di nome Grace, morti entrambi il giorno precedente l’arrivo di Lucy sull’isola.

Il senso di colpa s’impossesserà di Tom e lo porterà a scrivere una lettera alla vera madre di Lucy.

CONCLUSIONE

Non voglio raccontare nient’altro della trama. Mi sembra di aver detto anche troppo! Posso solo dire che il film mi ha coinvolto in maniera impressionante. E quanti colpi di scena! Soprattutto nel finale!

E’ un film che consiglio caldamente e non solo per la trama ma anche per la recitazione degli attori e per i paesaggi. Credo che Michael Fassbender, attore che avevo già incontrato in un altro film da me amato ossia Jane Eyre (2011), calza a perfezione nel taciturno Tom e che Alicia Vikander sia semplicemente spettacolare nel descrivere la sofferenza che prova Isabel a seguito dei due aborti spontanei.

Anche i paesaggi sono da togliere il fiato. Sconfinati, essenziali, puri, con il loro silenzio sembrano complici del segreto dei due coniugi.

Recensioni

“Memorie di una geisha” di Arthur Golden

“Noi non diventiamo geishe per perseguire il nostro destino… noi diventiamo geishe perché non abbiamo scelta.
Ricorda Chiyo, noi geishe non siamo cortigiane, e non siamo mogli. Vendiamo la nostra abilità, non il nostro corpo. Creiamo un altro mondo, segreto… un luogo solo di bellezza. La parola geisha significa “artista”, ed essere geisha vuol dire essere valutata come un’opera d’arte in movimento”

memorie di una geisha

Anche questo romanzo fa parte della mia libreria grazie al mercatino dell’usato. (Gioie più grandi ce ne sono?) Avevo visto questo titolo ovunque e ne avevo sempre sentito parlare molto bene, dunque non ho esitato e me lo sono portato a casa.

Devo ammettere che in un primo momento la mole di pagine mi ha spaventata, ma poi la lettura è risultata piacevole e scorrevole. Ho terminato il romanzo in circa due settimane, leggendolo di tanto in tanto, tra una pausa e l’altra dallo studio. Dunque lo stile di scrittura si rivela leggero e coinvolgente.

Memorie di una geisha è il primo romanzo di Arthur Golden, laureato in Storia dell’arte con specializzazione in arte giapponese. Di certo egli deve il grande successo dell’opera al prezioso aiuto datogli da Mineko Iwasaki, famosa geisha che lo ha ospitato a Kyoto e che ha risposto a tutte le sue domande.

TRAMA

A Yoroido, la vita di Chiyo e sua sorella Satsu cambia radicalmente quando le condizioni della loro madre, già costretta a letto malata, peggiorano. Per intervento del signor Tanaka, che riuscirà a convincere il padre delle due sorelle, queste vengono strappate dalla loro casa e vendute. Chiyo viene affidata all’okiya Nitta (una casa delle geishe) di Gion (quartiere delle geishe di Kyoto) e Satsu, inferiore per bellezza alla sorella, è spedita in un bordello.

Nell’okiya Chiyo, che ha avuto in dono dalla madre due bellissimi occhi grigio-azzurri, incontra molte difficoltà. Fa la conoscenza dell’unica geisha dell’okiya, Hatsumomo, la quale, intuite fin da subito le qualità della ragazzina e prevedendo un suo maggior successo in futuro, la tratta malissimo, aumentando il debito che la ragazzina già deve alla casa. Dopo un fallito tentativo di fuga che avrebbe potuto ricongiungerla alla sorella Satsu, il destino di Chiyo le preclude l’apprendistato per diventare una geisha. Inoltre, venuta a conoscenza della morte di entrambi i genitori, la bambina cade nello sconforto. Ma sarà l’incontro con un affascinante e gentile signore che la conforterà e spronerà a non abbandonare la speranza. Di questo incontro Chiyo conserverà sempre il ricordo.

Tempo dopo Mameha, una delle più famose geishe del quartiere, si offrirà di diventare la sorella maggiore della ragazzina e di aiutarla così a diventare una geisha di successo. Coltivando l’amore per l’arte, la musica, la danza, le buone maniere, l’arte della seduzione, Chiyo si rivelerà un ottimo investimento per l’okiya Nitta e una temibile rivale per Hatsumomo, che cercherà in tutti i modi di rovinarle la reputazione. Sarà un incontro inaspettato a risollevare il morale della nostra giovane apprendista: durante una lotta di sumo Chiyo rincontrerà l’uomo che anni addietro era stato tanto gentile con lei, Iwamura Ken, per cui comincerà a provare dei sentimenti.

Ma le geishe non dovrebbero mai innamorarsi.

CONCLUSIONE

Il romanzo mi è piaciuto abbastanza. Devo però ammettere di aver preferito i primi capitoli del libro, che ho trovato davvero impregnati di sofferenza e tragicità. Invece ho trovato la conclusione un po’ frettolosa. Comunque c’è da dire che il finale ha sconvolto qualsiasi mia previsione. Come scritto precedentemente, lo stile è forse la cosa più bella del romanzo, oltre all’ambientazione che ha davvero la capacità di trasportare in altro mondo grazie alla naturalezza con cui sono condotte le descrizioni.

Nonostante non lo abbia trovato il così grande capolavoro che tutti acclamano, Memorie di una geisha resta un romanzo che consiglio. Di certo, a volte, non vi riuscirà staccarvi dalle pagine di questo libro.

Recensioni

“Jules e Jim” di Roché

Kathe aveva detto “Si ama pienamente per un attimo solo”. Quell’attimo ritornava sempre. 

Non avevo mai sentito parlare di Henry-Pierre Roché, eppure, quando settimane fa vidi Jules e Jim (1953) tra tanti altri libri, al mercatino dell’usato, non seppi resistere. Sul retro della copertina, una frase elogiativa di François Truffaut, che ne avrebbe tratto un film del 1962, mi convinse. Non so ancora cosa mi abbia trascinato nella lettura pagina dopo pagina. Dico solo che, se vi capiterà l’occasione di averlo tra le mani, sarà una lettura diversa e incredibilmente leggera.

TRAMA

L’amicizia tra Jules e Jim s’instaura nelle prime due pagine e si concretizza ogni giorno che passa grazie alla condivisione di ogni loro esperienza. Per due scapoli a Parigi, e poi in giro per il mondo, l’attrattiva principale resta l’amore. Incontrano Gertrude, Lucie, Odile, esemplari di bellezza che diventano il fulcro delle loro giornate, delle serate trascorse tra risate.

E sempre insieme, Jules e Jim, persino nell’amore.

jules e jim 2Ameranno entrambi il sorriso enigmatico di Kathe, che Jules sposerà e che a seguito della Grande guerra perderà. Ma ancora una volta entrerà Jim nella vita dell’amico, lentamente, sorridendo, a viso scoperto, per carpire l’amore di Kathe e diventare il suo amante. E Jules accetterà, e ne sarà felice. La loro amicizia non sarà scalfita nemmeno da questo. Da adesso la vita li vedrà sempre insieme.

Seguiranno il divorzio di Jules e Kathe, la ricerca di un figlio da parte di quest’ultima e di Jim, i loro litigi, i tradimenti continui e le aperte vendette. Kathe tradisce e riparte da zero, per un amore che rinasca ogni volta nuovo e puro, aspira alla totalità, una totalità (auto)distruttiva.

CONCLUSIONE

Lo stile di Roché è di una semplicità devastante, forse assimilabile a quello di Seta di Alessandro Baricco. Le frasi sono ridotte al minimo indispensabile. Potreste pensare che uno stile del genere renda difficile quello straordinario meccanismo per il quale immaginiamo le cose leggendole. Mi sono sorpresa nel constatare che la povertà di termini, di aggettivi e di descrizioni mi spronava a lavorare con la mente, a immaginare la scena nella sua purezza, come apparsa su di uno sfondo bianco, luminosa perché sola ed essenziale.

Poiché questo romanzo è l’autobiografia di Roché (e da cosa sono nati i romanzi migliori se non dalla vita di tutti i gionri) e poiché lo stile è così diverso e nuovo consiglio Jules e Jim.

Poesia

Il canto dell’abbandono in Ungaretti

 

IN MEMORIA

 

 

Si chiamava

Moammed Sceab

 

Discendente

di emiri di nomadi

suicida

perché non aveva più

Patria

 

Amò la Francia

e mutò nome

 

Fu Marcel

ma non era francese

e non sapeva più

vivere

nella tenda dei suoi

dove ascolta la cantilena

del Corano

gustando un caffè

 

E non sapeva

sciogliere

il canto

del suo abbandono

 

L’ho accompagnato

insieme alla padrona dell’albergo

dove abitavamo

a Parigi

dal numero 5 della rue des Carmes

appassito vicolo in discesa

 

Riposa

nel camposanto d’Ivry

sobborgo che pare

sempre

in una giornata

di una

decomposta fiera

 

E forse io solo

so ancora

che visse

 

 

Sebbene sia I fiumi la poesia più famosa di Giuseppe Ungaretti, io ho sempre apprezzato molto di più questa, In memoria. In essa il poeta s’incarna in questo alter-ego che è l’amico suicida e dichiara la funzione salvifica che ha avuto per lui la poesia.

Anche lui strappato alla patria, l’Egitto, si trova sperduto tra i vicoli di Parigi. E la sua è davvero una condizione di abbandono. Tutti i versi sono impregnati di un senso di estraneità, di incompatibilità, di solitudine. Ma, al contrario di Moammed, Ungaretti ha trovato la soluzione a quest’angoscia interiore: la poesia stessa. Quest’ultima è il canto del suo abbandono, lo sfogo di ogni sentimento. E allora nella figura di Moammed Ungaretti si rivede, si conosce, parla di sé a se stesso e si confessa la tristezza che ha nel cuore, la imprime tra i versi e la lascia libera di vibrare fuori di essi. Se l’amico non ha saputo liberarsi di questo peso, Ungaretti lo ha trasformato nell’impulso per una creatività geniale. Se l’amico è rimasto nell’anonimato persino con la morte, egli ha imposto la sua identità nonostante l’angoscia che lo lacerava dentro.

Non sono un’esperta di poesie, non ho diritti al riguardo, ma se la poesia è libera espressione allora posso senza vergogna dar voce alle impressioni che mi suscita. In memoria presenta una delle svariate virtù della poesia: attraverso essa dar forma al nostro Io, dargli voce, colorarlo com’è veramente e, in un certo senso, liberarcene, schiudendo per noi, e magari per gli altri, la verità della vita, “nascosta” agli occhi della gente.

Gruppo di lettura

“Il mondo nuovo” di Aldous Huxley

Il primo libro scelto con il gruppo del GDL è stato Il mondo nuovo di Aldous Huxley, romanzil-mondo-nuovo-ritorno-al-mondo-nuovo-libro-79433o distopico. In verità è il primo libro con cui mi sono approcciata a questo genere tanto affascinante, nonostante conosca titoli ben noti come 1984 di Orwell e Fahrenheit 451 di Bradbury. Dovrò rimediare prima o poi.

È stata una lettura ben diversa dal solito e forse per questo non mi pento di averla affrontata, nonostante la storia in sè non mi abbia colpito molto.

Trama

Il romanzo narra di un mondo futuro, in cui uomini e donne vengono creati in laboratorio, secondo una precisa gerarchia di caste basata su diversi gradi dello sviluppo intellettivo e fisico. Cresciuti sotto l’influsso di dogmi e norme istituzionalizzati, gli individui vivono nell’appagamento gratuito e facilmente raggiungibile, senza alcun freno di tipo “morale”. Il loro unico scopo è il raggiungimento del piacere. Non conoscono nè guerra nè malattia nè sofferenza. Pongono come soluzione a qualsiasi emozione, ossia a qualsiasi evasione dallo stato psichico normale, il cosiddetto “soma”, una specie di droga in grado di annebbiare le loro facoltà. Si permane in uno stato d’animo invariabile.

L’immagine che emerge dalle pagine è quella di una società terribilmente felice, amante della vita che conduce, senza alcuna aspirazione al cambiamento. Fin dalla più tenera età uomini e donne sono istruiti a non avere vincoli di alcun tipo, ad appartenere a tutti. La conseguenza è la perdita di valori quali l’amore, l’amicizia, la cultura, la famiglia.

Tuttavia in una zona del pianeta persiste la società non modernizzata del passato, legata ai concetti della famiglia e della monogamia. Cresciuto con Shakespeare, un “selvaggio” di nome John si trasferirà nel mondo civilizzato, entrerà in contatto con la falsa felicità degli uomini e cercherà di aprire loro gli occhi sulla realtà che li circonda e di cui sono vittime.

Conclusione

Narrato con uno stile  limpido e chiaro, il romanzo comincia a rilasciare la soppressa forza emotiva con l’entrata in scena del Selvaggio, con le sue letture di Shakespeare, con i suoi pensieri e discorsi forti, nuovi.

Huxley descrive un mondo in cui agli uomini è concesso di tutto, in cui questo tutto riducibile alla materia li ha svuotati di ogni libertà di pensiero, di ogni coscienza.

Forse estesa ad ogni aspetto della vita, quella di Huxley è tuttavia una verità, che ritengo si possa incontrare sotto vari aspetti in molte storie: ogni giorno in cui progrediscono la scienza e la civiltà, quelli che sono i sentimenti, fonte di valore e saggezza, si affievoliscono.